L’assertività come metodo di vera libertà.

L’assertività come metodo di vera libertà.

E’ possibile, oggi, essere liberi, ovvero capaci di decidere per se stessi il meglio, ogni giorno, vivendo in un clima ( lavorativo, familiare, o relazionale in genere ) di perenne conflittualità? Certamente no, ed è per questo che bisogna essere assertivi. Ma cosa vuol dire essere assertivi? Assertivo non vuol dire remissivo, ovvero rinunciatario. 

E non vuol dire arrogante o saccente, oppure egocentrico, troppo sicuro di se stesso. Assertivo è colui che, nutrendo il giusto senso di autostima, si rapporta con rispetto verso il mondo, e verso gli altri, riconoscendo nell’altro un interlocutore, una occasione di crescita, quasi un partner, non solo (e non tanto) quando la relazione si struttura secondo canoni di amicizia o di accordo, ma specialmente negli inevitabili momenti di conflitto che la vita comporta.


La lite, il conflitto, non sono battaglie da vincere, per appuntarsi una medaglia al petto, dopo esserne usciti vincitori.

 

Si tratta anzi di momenti di crescita potenziale, in cui imparare a gestire il montare della rabbia per far anzi decantare le prime sensazioni di impulso, e riprendere il dialogo, prima che degeneri.

 

Per esempio, risulta fondamentale il ruolo del linguaggio, che non deve mai essere usato per dare un giudizio sulla persona, poiché questo stesso atto potrebbe precludere l’accettazione e l’ascolto di entrambe le parti. Dire per esempio: “tu non hai comperato in tempo i biglietti, a causa di questo ci abbiamo rimesso dei giorni di vacanza” non è lo stesso che dire: “il ritardo nel comperare i biglietti ci ha fatto rimettere dei giorni di vacanza”; la seconda frase risulta una osservazione obiettiva, a differenza della prima che implica un giudizio scatenante reazioni di difesa o rifiuto.

 

Su questa impostazione, probabilmente è facile essere d’accordo, in linea teorica: nella pratica di ogni giorno, è invece piuttosto difficile applicare questo approccio, che non si insegna a scuola e nemmeno lo “spirito del tempo” sembra suggerire, in una società ove i media inscenano ogni giorno le parodie di conflitti permanenti, dalla politica fino alla cronaca quotidiana.

 

Questo approccio non è un dato caratteriale, benché alcune persone ne siano più portate di altre. Questo approccio si impara, anche con esercizi e tecniche che lo psicologo può proporre (e monitorare): il risultato è una qualità della vita di relazione (ed in generale) capace di migliorarsi a livelli estremamente significativi. E realmente appaganti.

 

Michela Morin - miodottore.it

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